A prima vista una casa smart sembra il sogno di una fantascienza a portata di mano, in cui tutti i dispositivi si integrano alla perfezione e rispondono a comandi vocali come nei film.
Ecco, non è proprio così, e se hai provato a costruire un sistema domotico lo hai già vissuto sulla tua pelle.
La lampadina smart vuole il suo bridge, il termostato intelligente ha la sua app, le prese smart necessitano di un gateway specifico, e i vari assistenti vocali non si capiscono fra loro.
Insomma, non è la situazione ideale se cerchi un sistema integrato e semplice da utilizzare.
Matter nasce proprio per risolvere questo problema, ma non sto parlando di un gadget, un’app o un assistente vocale, bensì di uno standard aperto che permette a tutti i dispositivi smart di parlare la stessa lingua.
Si tratta di un risultato straordinario, se ci pensi, ed è per questo che nella guida che stai per leggere ti spiegherò cos’è Matter e come funziona.
Nello specifico, vedremo meglio perché è necessario uno standard unificato, quali sono le sue caratteristiche e cosa c’entra Thread.
Iniziamo subito! 😉

Contenuti dell'articolo
Cos’è Matter
Partiamo dalle basi: cos’è Matter?
Si tratta di uno standard per la smart home ideato nel 2019 nell’ambito del Project CHIP, Connected Home over IP, e gestito dalla Connectivity Standards Alliance.
In termini pratici, Matter è una specifica tecnica che definisce come i dispositivi smart devono comunicare fra loro. In linea teorica, un dispositivo certificato Matter funziona con qualsiasi ecosistema certificato.
Non stupisce quindi che dietro allo sviluppo dello standard ci siano nomi del calibro di Google, Apple, Amazon, Samsung, e diverse altre aziende.
Matter permette quindi di rimuovere le barriere all’entrata per un utente che vuole creare una casa smart, nonché di ridurre i problemi di compatibilità fra standard diversi.
Vediamo come.
A cosa serve Matter
Matter nasce per risolvere due problemi storici della domotica consumer.
Abbiamo già visto qual è il primo problema: ecosistemi diversi parlano lingue diverse e pertanto non riescono a comunicare, rendendo la casa meno smart di quanto dovrebbe essere.
Fino a pochi anni fa, infatti, acquistare un dispositivo smart voleva dire vincolarsi a un singolo ecosistema. Una lampadina smart progettata per Alexa poteva funzionare male o non funzionare affatto con Apple HomeKit, e viceversa.
Al contrario, Matter introduce uno standard aperto che elimina queste barriere. Grazie alla funzione Multi-Admin, inoltre, lo stesso dispositivo può essere controllato e gestito in contemporanea da più ecosistemi.
Il secondo problema è persino più rilevante: l’eccessiva dipendenza dei dispositivi smart dalla connessione a Internet.
In passato, per gestire una rete domotica era necessario avere a disposizione una connessione a Internet, perché le informazioni viaggiavano nel cloud.
Matter risolve alla radice questo problema: lo standard è pensato per funzionare prevalentemente sulla rete locale IP. Certo, è ancora possibile il controllo da remoto tramite cloud, funzionalità utilissima nella domotica, ma non essenziale per il suo funzionamento.
A queste due caratteristiche originarie di Matter, negli anni se ne sono aggiunte altre. Ecco quelle più interessanti:
- 2022, Matter 1.0, che introduce il supporto a lampadine e prese, serrature e termostati, nonché dispositivi multimediali;
- 2023, Matter 1.2, che aggiunge frigoriferi, robot aspirapolvere e purificatori d’aria;
- 2024, Matter 1.3, che introduce la gestione dell’energia e le colonnine di ricarica per i veicoli elettrici, nonché nuovi elettrodomestici;
- 2024, Matter 1.4, che aggiunge pannelli solari e batterie, pompe di calore e router certificati, nonché la funzione Multi-Admin;
- 2025, Matter 1.5, che finalmente introduce il supporto nativo per le telecamere di videosorveglianza;
- 2026, Matter 1.6, che aggiunge il supporto alla tecnologia NFC per l’aggiunta dei dispositivi alla rete e miglioramenti ai termostati.
Queste caratteristiche, introdotte da Matter negli ultimi anni, lo rendono uno degli standard domotici più interessanti presenti sul mercato. Senza dubbio il più aperto per i dispositivi smart.
Matter vs Thread: le differenze
Quando si parla di Matter di solito si parla anche di Thread, e quando si parla di Thread di solito si parla anche di Matter. Ma sono la stessa cosa o sono due tecnologie diverse? E quali sono le differenze?
Matter è uno standard di comunicazione: in pratica, definisce il linguaggio che i dispositivi smart home usano per capirsi e fra loro.
Thread è invece un protocollo di rete: in pratica, definisce la strada su cui i messaggi viaggiano tra i dispositivi smart che interagiscono.
Nello specifico, in quest’ultimo caso parliamo di un protocollo mesh wireless a bassa potenza basato su IPv6. È stato sviluppato specificamente per dispositivi IoT che devono funzionare con piccole batterie per mesi, come sensori, lampadine, serrature, e così via.
Thread usa la stessa banda radio e lo stesso livello fisico (IEEE 802.15.4) di Zigbee, protocollo tradizionale oggi ampiamente diffuso, ma se ne differenzia perché assegna a ogni dispositivo un indirizzo IP proprio.
Di conseguenza, ogni device può comunicare direttamente sulla rete senza bisogno di un hub intermedio: come puoi immaginare, si tratta di un passo avanti enorme.
Quando senti dire “Matter vs Thead”, insomma, la verità è che le due tecnologie lavorano insieme e sono l’una il completamento dell’altra.
Come funziona Matter
Dopo aver visto cos’è e cosa lo differenzia da Thread, dobbiamo capire meglio come funziona Matter.
Nello specifico, questo standard di comunicazione domotica si basa su un’architettura client-server su IP che separa i dispositivi in due categorie fondamentali:
- da una parte i controller, che gestiscono le comunicazioni e coordinano le automazioni, fungendo da intermediario con l’utente;
- dall’altra parte i dispositivi propriamente detti, che eseguono i comandi ricevuti.
Vediamoli in dettaglio, con un’attenzione anche alla questione della privacy.
Controller e dispositivi Matter
Se leggi “controller” e pensi a un hub fisico dedicato, devi sapere che il funzionamento di Matter è diverso.
In questo caso un controller può essere un hub specifico, certo, ma anche un’app per smartphone o un assistente vocale su uno smart speaker.
Amazon Echo 4th Gen, Google Nest Hub, Apple HomePod, Samsung SmartThings Hub, nonché gli smartphone con Android e iOS aggiornati, sono tutti controller Matter.
Molti di questi, inoltre, sono anche border router Thread, ossia dispositivi che fanno da ponte fra la rete di Thread e la rete IP domestica.
Lo sviluppo di Matter ha anche affrontato la questione dell’aggiunta di nuovi dispositivi smart all’ecosistema, che oggi è pensata per essere semplice e intuitiva. Ecco gli step da seguire:
- Apri l’app della piattaforma che hai scelto
- Scansiona il codice QR sul dispositivo o, in alternativa, avvicina lo smartphone per la configurazione veloce tramite NFC
- Segui le istruzioni per completare l’aggiunta.
E se vuoi aggiungere il dispositivo ad altre piattaforme? Grazie a Multi-Admin, non dovrai effettuare una nuova configurazione: basterà generare un codice di accoppiamento sulla prima app e usarlo nella seconda.
Qui vale anche la pena menzionare la funzione Matter Casting, che permette di trasmettere contenuti dallo smartphone alla TV senza essere legati ad una piattaforma specifica.
Se invece cerchi un modo per fare la stessa cosa dal computer, ecco la guida su come trasmettere lo schermo del PC sulla TV.
Matter e la privacy degli utenti
Da sempre la domotica solleva preoccupazioni riguardanti la privacy degli utenti, e d’altronde parliamo di dispositivi sempre connessi, microfoni e telecamere, dati inviati al cloud.
Ad oggi il quadro rimane complesso, anche se negli anni c’è un’attenzione sempre maggiore alla questione. Oggi, per esempio, praticamente tutti gli smart speaker includono un pulsante che permette di disattivare i microfoni. Pulsante che era assente nelle prime generazioni degli altoparlanti.
Per quanto riguarda Matter, invece, ci sono diversi elementi interessanti da considerare:
- ogni dispositivo viene validato attraverso un’infrastruttura a chiave pubblica, per cui solo dispositivi certificati possono essere aggiunti alla rete;
- le comunicazioni sono cifrate end-to-end, ossia con la chiave che è presente soltanto sui due dispositivi che effettuano la comunicazione;
- il protocollo è progettato per ridurre al minimo i dati trasmessi in ogni interazione.
A ciò si aggiunge una delle caratteristiche principali di Matter: non è necessario passare da un server cloud per utilizzare l’ecosistema.
In una configurazione basilare e locale, insomma, i tuoi dati rimangono nella LAN. Anche usando l’accesso da remoto, la quantità di dati scambiata con i produttori è definita dallo scopo dell’interazione.
Detto questo, è bene considerare anche il rovescio della medaglia.
Abbiamo detto che ogni dispositivo ha un proprio indirizzo IP, proprio come un computer o uno smartphone connessi a una rete locale.
Se in una tradizionale rete domotica con Zigbee, per esempio, un hacker deve prima violare l’hub per poter attaccare una lampadina smart, con Matter la superficie di attacco diventa più ampia.
Dal momento che ogni dispositivo dispone di un proprio indirizzo IP, infatti, una eventuale vulnerabilità del suo software può essere sfruttata direttamente, senza passare da un hub centrale.
Per mitigare questo problema, la Connectivity Standards Alliance ha vietato le comunicazioni in chiaro: ogni singolo pacchetto di dati viene quindi firmato e crittografato digitalmente.
Come usare Matter?
Per usare Matter nella pratica, innanzitutto devi avere un controller compatibile, che a seconda delle piattaforme utilizzate può essere:
- Echo di quarta generazione o superiore, se usi Alexa;
- Nest Hub di seconda generazione o un Google TV Streamer, se usi Google Home;
- HomePod di seconda generazione o un Apple TV 4K, se usi Apple Home;
- smartphone con almeno Android 8.1 e iPhone con almeno iOS 16.1, che possono aggiungere i dispositivi ai rispettivi ecosistemi.
Se hai un controller adeguato, è sufficiente acquistare un dispositivo certificato Matter: cerca il logo sulla confezione per averne la certezza. 🙂
Da questo punto di vista, abbiamo già visto la procedura di aggiunta, molto semplice, che al contrario è un po’ diversa per i dispositivi senza supporto nativo a Matter. In questo caso dovrai utilizzare un bridge compatibile, come il Philips Hue Bridge, che in pratica traduce i dispositivi nel linguaggio Matter.
Un ultimo consiglio che ti do, per evitare sorprese, è di controllare attentamente qual è la versione supportata dal suo ecosistema di riferimento.
Matter 1.5, per esempio, ha finalmente aggiunto le telecamere IP smart ai dispositivi supportati. Se tuttavia l’ecosistema che usi è fermo a Matter 1.4, allora avrai problemi di compatibilità.
In generale, al netto di queste problematiche che saranno sempre meno frequenti in futuro, optare per Matter vuol dire ridurre i rischi di un mercato storicamente frammentato. Con uno standard che è davvero unico e sufficiente, alle giuste condizioni.
Conclusioni
Abbiamo visto cos’è Matter e come funziona, cosa differenzia il nuovo standard da Thread, quali sono le principali criticità e i vantaggi da tenere in considerazione.
Adesso devi soltanto avere un controller Matter e un border router Thread ma, soprattutto, capire quali sono i dispositivi necessari la tua casa smart. Se stai cercando qualcosa in particolare, qui sul sito trovi alcune guide interessanti sulle:
- sulle migliori lampadine smart
- sulle migliori prese smart;
- sui migliori smart speaker.
Se invece hai dubbi o cerchi un consiglio, scrivi pure un commento qui sotto!
